A Torino…Porte aperte all’innovazione

26 10 2005

La Manifestazione
Torino e la sua provincia sono territori ricchi di innovazione tecnologica in parte provenienti dalla tradizione industriale in parte da nuove iniziative e realtà: l’idea è di far conoscere questo patrimonio, rendendone accessibili i luoghi, con una particolare attenzione divulgativa e con l’intenzione di indurre desiderio di farne parte, di vantarlo e di considerarlo come una ricchezza della propria comunità.
La manifestazione si presenta come un “numero zero” di successive iniziative più articolate e più ampie dal punto di vista territoriale (l’intera regione), ha carattere sperimentale.

Obiettivi principali della manifestazione
Far partecipare il territorio, la cittadinanza alla conoscenza dei processi di innovazione, della ricerca, delle applicazioni tecniche, delle trasformazioni con la visita ai luoghi per scoprire il lavoro, le professionalità, le capacità e le occasioni imprenditoriali
Promuovere un diffuso sostegno permanente, con obiettivi specifici per setttore, a chi (strutture e persone) si occupa di innovazione e contribuisce al suo sviluppo; una adeguata politica industriale e della ricerca
Diffondere tra la gente la consapevolezza che si può essere dentro l’innovazione non solo come utenti, conoscendo il funzionamento di quanto ci circonda nella via quotidiana, ma anche come protagonisti a cominciare da una maggiore attenzione alla formazione alle materie scientifiche unite alla cultura umanistica
Proporre sia ai luoghi e le strutture attente all’innovazione, sia a chi ci lavora, di essere soggetti attivi nel sociale anche come testimoni e divulgatori
Far conoscere le strutture che in forma permanente si occupano di offrire informazione, consulenza, servizi a chi vuole promuovere imprese innovative, operando per la trasformazione dei risultati dell’innovazione in valore economico

I luoghi e le strutture impegnate nell’innovazione aprendosi alla gente, ai cittadini, possono svolgere anche un ruolo di coesione sociale, di visione comune del futuro.

Una manifestazione articolata che si rivolge a:

- Scuole superiori (studenti e insegnanti)
- Famiglie (gruppi e singoli)

ma anche a:

persone che lavorano nelle strutture dell’innovazione, perché partecipino direttamente a meccanismi di divulgazione;
strutture e persone protagonisti dell’innovazione, perché si misurino con meccanismi nuovi di rapporto con la comunità in cui sono inseriti;
Soggetti impegnati, nel pubblico e nel privato, a promuovere idee innovative, aziende, lavoro, innovazione, orientamento perché possano contribuire ad allargare la conoscenza;
universitari che studiano per immettersi nell’innovazione, perché possano inserirsi nella realtà a cui aspirano.

Caratteristiche territoriali dell’evento
Per la prima volta in Italia, su questo tema, la manifestazione coinvolge un territorio ampio metropolitano e provinciale (che avrà successivamente uno sviluppo regionale), avendo scelto geograficamente aree interessanti per i temi trattati raggruppando situazioni anche ai fini della comodità pratica della visita del pubblico (Area Politecnico Torino, Area Environment Park Torino- direttrice Settimo, Area Grugliasco direttrici Collegno/Rivoli, Area Mirafiori direttrice Beinasco/Orbassano, Area Università Torino, Area Barriera di Milano direttrice Ivrea, ecc. e altre zone).
L’epicentro della manifestazione ha una specificità territoriale (piazza Livio Bianco), il radicamento in una periferia (Mirafiori) arricchisce la manifestazione e fa conoscere le attività di innovazione realizzate o riconducibili agli interventi di LISEM e all’area Urban: Riusa, la formazione, le imprese ospitate, le scuole, le imprese dell’area, alcune iniziative dei Partner.
Un punto centrale simbolico (Atrium) raccorda la manifestazione agli obiettivi generali, alla spinta generale della città, provincia, regione, a creare il proprio futuro attraverso diversificate politiche.

Per maggiori informazioni: http://www.porteaperteinnovazione.it/





Un designer italiano propone il divano che si trasforma in aspirapolvere

25 10 2005

Lorenzo Damiani, riconosciuto designer italiano ha proposto l’aspirapolvere che fa sedere gli ospiti.

Beh, non potevamo non segnalarlo.Visto che la maggior parte degli annunci provengono dall’estremo oriente è giusto che si dia un po’ di spazio al vecchio continente. E con precisione all’Italia, città di Como. Non si tratta propriamente di tecnologia spinta, ma….. merit aattenzione.Lorenzo Damiani, riconosciuto designer italiano ha proposto l’aspirapolvere che fa sedere gli ospiti.Si chiama AirPouf. E’ un Pouf sul quale far sedere gli ospiti nel proprio salotto.
Ma una volta che sono andati via, AirPouf si trasforma in un aspirapolvere.

I tre pomellini che si notano sulla sfera corrispondono all’imboccatura del tubo, al pulsante di accensione e al cavo di alimentazione per far funzionare l’aspirapolvere.E’ prodotto dalla Campeggi Srl (nota per arredamenti poliedrici e multifunzionali, come ad esempio Maîtresse, lampada da salotto che si trasforma in letto).Peccato che sul sito aziendale non se ne trovi ancora traccia.
Ci auguriamo di vedere presto AirPouf disponibile in tutti i negozi del mondo.


da WebMasterPoint.org





Hype gallery

24 10 2005

Hype è una galleria d’arte aperta a tutti i creativi. Il progetto, con il supporto tecnico di HP, è partito da Publicis Londra due anni fa, passando poi da Parigi, Mosca e Singapore. Dall’8 novembre sarà a Milano nello spazio espositivo di via Assab 1. Per partecipare basta inviare una immagine o un filmato il cui titolo contenga le lettere H e P.





GoogleSightseeing - Le foto dal satellite più strane

21 10 2005

GoogleSightseeing è la dimostrazione che la febbre della scoperta dei luoghi più incredbili e delle cose più curiose al mondo grazie a GoogleMaps è diventata più che una moda.

Giusto per fare un esempio: il volto di Gesù nel deserto del Perù.





Le copertine dei magazine per quarant’anni di storia

19 10 2005

Sono state selezionate dall’Associazione degli editori americani Dal Vietnam a Demi Moore incinta, dall’allunaggio all’11 settembre

“LA REALTA’ spuntata della guerra in Vietnam” titolava la copertina di Life del 26 novembre del 1965. Foto: un vietcong con due enormi cerotti adesivi sul volto a coprirgli occhi e bocca. Mentre sulla copertina di Vanity Fair dell’agosto 1991 c’era il pancione di Demi Moore incinta: quando apparve nelle edicole americane la rivista suscitò un tale scandalo da essere immediatamente ritirata in molti stati per essere distribuita dentro buste opache. Queste sono solo due delle copertine selezionate dall’Asme, l’Associazione degli editori americani (http://www.magazine.org/editorial/13730. cfm), per rappresentare quarant’anni di storia americana anticipando, scioccando, e cercando di stimolare le riflessioni del pubblico dei lettori per “portare a termine”, come si legge tra le motivazioni della scelta, “la loro missione editoriale”.

Ed ecco Muhammad Ali novello San Sebastiano su Esquire del ‘68. Il campione aveva rifiutato la leva dichiarando: “Perché dovrei sparare a gente lontana per conto di un governo che tratta i negri di Lousville come fossero dei cani?”. Aveva rischiato il carcere, aveva perso il titolo di campione del mondo ed era rimasto inattivo per 43 mesi.

Ancora Life con il primo uomo sulla Luna in un’edizione speciale del 1969, o la frase lapidaria che campeggia solitaria su un numero di Time del ‘66 ripetendo lo stesso interrogativo che si pose Nietzesche nel 1882: “Dio è morto”?.

Nera, anzi un grigio seppia scurissimo, è la copertina del New Yorker del 24 settembre del 2001: sullo sfondo le sagome, nere questa volta, delle due Twin Towers, forse le loro ombre.

E nera è anche la ragazza seduta su una seggiola con un coniglietto bianchissimo come schienale: era il 1971, lei la prima playmate afroamericana sulla copertina di Playboy, mentre Cindy Crawford vestita da George Washington inaugura il primo numero di George, la rivista fondata, diretta e pubblicata dallo scomparso John John Kennedy che evidentemente non mancava di autoironia.

Insomma una panoramica dei fatti più significativi degli ultimi 40 visti attraverso le copertine più belle. Ovvero la difficilissima arte di informare attraverso le immagini.

Gaia Giuliani (La Repubblica)